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Eyes Wide Shut

L’Italia è una bella ragazza che, a seguito del violento incontro con un malvivente grasso e villoso travestito da pulcinella, rimane in coma. Non è morta e potrebbe ancora risvegliarsi; ma con poco sforzo potrebbe anche morire. Questa è la felice idea che guida il film Girlfriend in a Coma, della regista italiana Annalisa Piras, basato sul libro “Good Italy, Bad Italy” di Bill Emmott, ex direttore dell’Economist. Il documentario ci conduce, seguendo lo stesso Emmott che funge da moderno Virgilio, sulle tracce delle motivazioni della crisi importante che sta attraversando l’Italia. L’Italia, sostiene Emmott, è oggi divisa in due, spaccata, fra la Mala Italia, in cui ricercare le concause della profonda crisi, e la Buona Italia, da cui potrebbe ripartire la rinascita.

Il film ha il pregio di fornire una analisi lucida e seria del “problema italiano”, mescolando dati chiari e oggettivi (che riguardano disoccupazione, corruzione..) con un sentimento di personale affetto e nostalgia, tipico di chi ama l’Italia (Emmott ha viaggiato, da giovane, nel nostro paese e lo consce, infatti, piuttosto bene): la narrazione assume talvolta il tono di una favola, salvo poi ripiombarci nella cruda realtà. A guidare la riflessione di Emmott ci sono le parole altisonanti di Dante e la sua Divina Commedia. Il film, infatti, è diviso in tre atti (come Dante divise il suo viaggio): il primo indaga la Mala Italia (Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!), il secondo la Buona Italia ed il terzo L’Ignavia.

Per Emmott la crisi Italiana è la crisi dei valori dell’Occidente. Ciò che succede potrebbe essere il risultato di un Capitalismo dissennato e privo di controlli, che ha portato alla nascita di un Mercato assolutamente avulso dalla realtà, virtuale, lontano dai reali bisogni della popolazione. Il problema, però, non finisce qui: l’Italia costituisce un’anomalia a livello, credo, mondiale e la politica degli ultimi vent’anni ne è riprova. Ad alcuni film capita il destino di divenire famosi prima di essere visti e così è capitato alla nostra Girlfriend, che si è trovata, suo malgrado, al centro di una polemica con il MAXXI di Roma. Il Museo Nazione delle Arti, infatti, ha impedito, dopo aver dato la sua disponibilità, che il film venisse proiettato, perché “troppo politico” e troppo vicino alle elezioni. Con queste premesse, mi sono approcciato al documentario aspettandomi chissà quali accuse o rivelazioni. Non è così. Girlfriend in a Coma si limita a constatare ciò di cui chiunque (chiunque ne abbia la voglia!) potrebbe essere a conoscenza. È un film antiberlusconiano? Sì e no. Nel senso che ci spiega che è impossibile prescindere da 20 anni di berlusconismo imperante, come fenomeno culturale, ancor prima che politico! Berlusconi è annoverato fra le cause principali della crisi in cui siamo sprofondati, ma non è certo l’unica. O meglio, Berlusconi è l’epifenomeno della deriva culturale a cui siamo andati incontro, la cui causa principale è l’Ignavia. Il proibire, censurare, il film, ha solo dato maggior risalto al suo messaggio. Ed è molto lucido nella sua analisi e nel mettere insieme ciò che sappiamo o dovremmo sapere, anche se, come noto, siamo il paese che si basa maggiormente sull’informazione televisiva (cioè politicizzata) e in cui la libertà di stampa ha un grave problema, anch’esso politico.

Lo stato comatoso dell’Italia è causato dalla popolazione che vive nell’ignavia e da chi quest’ignavia sa sfruttare, primi su tutte le mafie e la politica (qui sì, la politica berlusconiana; ma non solo). L’Ignavia è legata alla difficoltà che abbiamo a sentirci Stato ed anche alla presenza di un secondo Stato, intestino a quello ufficiale, la Chiesa. Da questo deriva uno Stato che non valorizza il merito, che considera le donne solo casalinghe o oggetti di decoro, che premia i furbetti e impedisce ai migliori di affermarsi, perché siamo “tutti uguali”, tutti con gli stessi peccati, tutti nello stesso purgatorio; quando, invece, bisognerebbe chiaramente mettere qualcuno all’Inferno ed elevare qualcun altro al Cielo. Queste sono le principali cause del declino morale e economico/politico che hanno portato al terribile anno passato, che ha visto agli onori della cronaca lo scandalo dell’Ilva di Taranto, l’affondamento della Concordia (che Emmott ripercorre scendendo nel Pozzo di San Patrizio, a guisa di discesa lungo i gironi danteschi) e culminato con la presa in carico del Parlamento da parte di un Governo Tecnico. Emmott conosce l’economia e la politica e sa come parlarne, in maniera diretta e chiara, nelle parole dei vari personaggi italiani intervistati (Saviano, Travaglio, Eco…), pur con qualche leggerezza da “straniero”: “chissà cosa penserebbero” i nostri padri fondatori, si chiede, rivolgendosi a Mazzini e Cavour e non sapendo che il nostro Stato è nato da brogli elettorali e mazzette, benché elargite per la giusta causa (ma questo lo si può affermare solo dopo!). Ciononostante, ci mette davanti molti dei mali che ci affliggono e che hanno portato alla stagione politica attuale, che vede personaggi come Saviano e Travaglio eletti a maîtres à penser della Sinistra (intelligenti sì, ma di Sinistra proprio no!) o a partiti/movimenti che riescono a fondere insieme il senso della giustizia e i rigurgiti xenofobi leghisti. Solo superando questa crisi prima di tutto culturale, solo superando il berlusconismo, che non è legato solo alla figura di Silvio Berlusconi, solo allora potremmo tornare in vita.

La nostra Ragazza, però, è solo in Coma, quindi può ancora svegliarsi. Questo compito spetta alla Buona Italia, formata da imprese a conduzione familiare, da creatività e passione, dal recupero dei beni confiscati alla mafia e dalla folla sconosciuta di emigranti laureati, che trova lavoro e speranze all’estero. Sono loro che possono e devono cercare di svegliare (Wake Up!) la nostra Italia. Anche qui sono le interviste, le parole degli altri, a rendere il senso di questa speranza. E Marchionne diventa, incredibilmente, un saggio rappresentante del Capitalismo Illuminato! In questo tipo di economia, che non sfrutta, ma valorizza potrebbe risiedere la rinascita. Oltre all’industria, un’altra grande risorsa italiana andrebbe sfruttata al meglio: la Cultura. Potremmo essere il Paese più visitato al mondo, potremmo esportare “Virtute e Canoscenza”, ma tristemente stiamo avviandoci a diventare un “decadente parco giochi”. La diffusione capillare, nelle idee degli autori, dovrebbe essere promotrice del Nuovo Rinascimento, o almeno contribuire a risvegliare le coscienze.

Dal punto di vista cinematografico, la trovata senz’altro più riuscita è il personaggio dello stesso Emmott, che si aggira per l’Italia con occhi spalancati (“il giornalista deve avere gli occhi del bambino”, lui stesso disse), che ricordano, a tratti, un Buster Keaton o un Charlie Chaplin lucido e capace di capire quello che i suoi occhi vedono. Il contrasto tra le parole affilate e precise e il passo nostalgico del personaggio sono di grande effetto. Vederlo aggirarsi in bicicletta e sciarpa per lo stabilimento della Ferrero strappa più di un sorriso. Altrettanto ben riuscite sono le animazioni dei disegni a matita, sopra tutti la felice realizzazione del lago degli Ignavi. Il film, poi, riesce a mantenere una coesione interna intorno ad un messaggio chiaro, pur mostrando cose già note. Un film per far capire agli stranieri come è fatta l’Italia? Forse, ma anche un film per tutti gli italiani che non vogliono vedere. La mia domanda, purtroppo, è questa: davvero chi non vuol vedere guarderà questo film?

In ultimo, mi preme ricordare che il film coi suoi ideatori (Bill Emmott e Annalisa Piras) è attualmente in tour in tutta Italia e che il film può essere scaricato dal sito de L’Espresso al modico prezzo di 3,90 Euro. Credo che tutti dovrebbero guardarlo e riflettere. Anche se già a conoscenza dei fatti: perché la libertà d’espressione non deve essere fermata dalla censura.

Alessandro Pigoni

Girlfriend in a Coma
Documentario, 2012
Durata: 103 minuti
Regia: Annalisa Piras
Con: Bill Emmott

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2 thoughts on “Eyes Wide Shut

  1. Pingback: “Le nostre idee sono i nostri occhiali” * |

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