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Un miliardo di indici al cielo

Lo scorso 14 febbraio, in barba ai cuori di gommapiuma, ai cioccolatini e ai cupido in plastica, milioni di persone si sono riversate nelle piazze di tutto il mondo per condannare pacificamente la violenza sulle donne e celebrarecon gioia la Femminilità. Nel giorno in cui l’amore e il romanticismo divengono quasi caricaturali, infatti, la campagna di One Billion Rising, lanciata dal movimento V-Day, ha significativamente organizzato un evento mondiale a favore di tutte le donne che vivono quotidianamente una realtà ben lontana dalla tenerezza e dal calore famigliare. Stupri, incesti, maltrattamenti, mutilazioni genitali, schiavitù nel mercato del sesso: secondo le agenzie internazionali sono un miliardo all’anno le donne che in tutto il mondo subiscono brutalità e abusi. Tradotto in altri termini, tremendamente efficaci,le donnevittime di angherie e molestie sono una su tre.

Il movimento del V-Day,nasce nel 1998 da un gruppo di femministe capitanate da Eve Ensler, autrice della pièce teatrale I Monologhi della Vagina, che dal ’96 a oggi continua ad essere rappresentata con successo in quasi tutte le lingue del mondo. Proprio grazie alle messe in scena dello spettacolo, il V-Day ha raccolto in questi anni quasi 90 milioni di dollari, prontamente devolutialla sensibilizzazione contro la violenza di genere e alla costruzione e al finanziamento di centri di assistenza per le vittime di stupro.La City of Joy, in Congo, fa parte delle strutture realizzate e inaugurate l’anno scorso, e ospita 180 donne. E’ poco lontano dalle sue mura che la Ensler e il sudafricano Tony Stroebel hanno girato il cortometraggio One Billion Rising, titolo successivamente preso in prestito per la fortunata campagna mondiale omonima, tesa a promuovere la quindicesima edizione del V-Day, che ha visto una partecipazione senza precedenti.

Infatti, il V-Day 2013 si è trasformato in una vera e propria mobilitazione globale, la più grande che, storicamente, abbia mai trattato il tema della lotta contro la violenza sulle donne.Innovativa e dinamica, la proposta di far sentire il proprio grido di denuncia e di rivendicazione tramite un flash mob, è stata accolta con entusiasmo. Oltre all’energia e all’impegno necessari a memorizzare i passi della coreografia, realizzata sulle note e le parole di “Break the Chain” di Tena Clark, migliaia di donne e di uomini hanno scatenato per le strade e nelle piazze tutta la loro indignazione e la loro legittima pretesa di giustizia.
Con mosse un po’ impacciate e vestiti di rosso e di nero, si sono tutti uniti in una sola voce di condanna contro ogni tipo di umiliazione e contro la negazione della libertà, facendo da pacifico eco alle rivendicazioni dei movimenti femministi di terza generazione quali Femen, Momoiro Guerrilla o Idle No More, per citarne solo alcuni.

In ogni paese del mondo, gruppi di cittadini hanno aderito all’appello di One Billion Rising e hanno proposto diverse attività, senza dimenticarsi di inserire in ogni manifestazione i dieci minuti di flash mob, filo conduttore e strumento mediatico della campagna internazionale. Il risultato è sorprendente: su youtube si contano a centinaia i video che riprendono le movenze del tutorial nei luoghi più disparati, e fanno sorridere gli stili più o meno marcati dei ballerini improvvisati, di età, sesso, e razze diverse. Unimpeto coinvolgente al punto che, sul finale, perfino gli spettatori si ritrovano a fare il gesto di chiusura del pezzo: un indice verso l’alto, quasi a dire “ci sono anch’io”, insieme a tanti, tantissimi altri.
In India sono stati realizzati un centinaio di eventi, sensibili al tema degli stupri di gruppo, argomento infuocatodal 16 dicembre scorso. In Bangladesh mille donne sfigurate dagli acidi hanno sfilato in diversi cortei, le giovani Albanesi hanno protestato contro i matrimoni a 12 anni, delle ragazze orfane ad Addis Abeba sono disgustate dalla generale omertà davanti agli abusi, ealle porte de Il Cairo è andato in scena uno spettacolo sulle mutilazioni genitali.In Islanda le femministe riconoscono un “paradiso di uguaglianza tra i sessi nel loro paese, almeno sulla carta”, lontano dalle ambizioni della Somalia, che nel suo primo flash mob nazionale ha ricordato le vedove della guerra civile vittime di maltrattamenti. In Afghanistan un centinaio di persone hanno marciato nella capitale auspicando la pace e la fine delle violenze, invece in Inghilterra 109 palloncini, tanti quante le donne assassinate lo scorso anno, hanno preso il volo…

La lista è ancora lunga, ma quel che conta veramente è l’intenzione che ha mobilitato le masse: la violenza contro le donne deve finire e lasciare spazio a diritti e opportunità.
Questaferma convinzione ha volto e ancora oggi volge gli indici di milioni di persone verso il cielo,da un continente all’altro,sormonta le classi sociali, supera le differenze religiose, unisce le etnie. L’obiettivo del One Billion Rising è tuttavia ben lontano dall’essere raggiunto; il 14 febbraio è stato solo un inizio, e la sua risonanza è stata lampante.
Adesso bisognacontinuare a condannare la violenza, a denunciare i soprusi e a invocare tenacemente la libertà delle donne in ogni sua declinazione. Ma, soprattutto, bisogna rammentare a quelle donne su tre – a quel miliardo di donne- chenon le lasciamo sole nella loro agonia quotidiana.

Elisa Cugnaschi

 

St. Scholastica college durante il flash back di One Billion Rising, il 14 febbraio 2013 a Manila, (foto EPA)

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