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Voglio vivere solo di fogli e di bacche

“Into the wild” è un viaggio di ritorno verso casa. Non uno di quei ritorni in macchina mentre guidi rilassato con la luce arancione del sole che sta per andare a dormire e che invade tutto e tu rilassato pensi alla tua giornata. No, la casa è la nostra essenza interiore, quella che ci muove, che ci fa incazzare, che ci attrae verso di lei, una sorta di stato primordiale ammazzato dallo scudo di vetro che protegge la società sicura in cui viviamo e che ci evita i pericoli. È un viaggio pieno di scosse.

Dopo aver preso il diploma al college, Alexander Supertramp (vita nuova, nuovo nome) parte senza avvertire nessuno, dando i suoi risparmi in beneficenza, con solo uno zaino in spalla, qualche libro e un sorriso stampato in faccia. Egli non ritorna in un posto dove era già stato fisicamente, ma ritorna a sè stesso, si riappropria del suo essere naturale, segue la sua verità attraverso un lunghissimo viaggio, quasi una vita intera compressa nella sua moltitudine di esperienze in un lampo di tempo. Parte per scappare da persone che non colgono la sua sensibilità, da una società che lo tiene legato con corde salde ai polsi e che ha già deciso per lui: un lavoro, una casa, una famiglia tranquilla. Ma se a una persona non bastasse tutto questo, se si sentisse braccata come un animale in gabbia e volesse vivere “solo di fogli e di bacche”? Se cercasse qualcosa di diverso? È forse un’utopia? Vivere in un’altra società, quella naturale, lui uomo-animale nel suo habitat primordiale, in libertà assoluta. Il viaggio di Alex è composto da varie tappe lungo tutta l’America occidentale, durante le quali incontra persone, entra ed esce dalle loro vite lasciando un segno indelebile, rappresenta una rivoluzione, è l’elemento scatenante per un cambiamento sopito che aspettava solo di essere svegliato. La sua meta finale è l’Alaska, il Nord più selvaggio e perduto; se in tutti gli altri posti il confine con la civiltà era vicinissimo, qui c’è solo il mondo naturale nella sua forza e pienezza.

Da solo può fare quello che vuole, può inventare, urlare, perdersi, pensare, fare il pazzo, sparire, mettersi alla prova: “E quanto importi nella vita non già di essere forti, ma di sentirsi forti, di essersi misurati almeno una volta […] soli davanti alla pietra cieca e sorda, senza aiuti che le proprie mani e la propria testa”. Da solo, corpo e mente e propri limiti. Ma anche la natura ha le proprie leggi invalicabili, i propri ritmi e Alex deve imparare a vivere con la natura perchè non è una caratteristica a lui innata: anche non volendo è figlio della stessa società che rigetta, ma che l’ha fatto crescere e l’ha plasmato secondo regole diverse. Ho letto in un libro (Storia di un corpo di Daniel Pennac,) pochi giorni fa: “La prudenza è l’intelligenza del coraggio” e si addice perfettamente alle contraddizioni di Alex e a quello che la sua scelta comporta.

Alex non ha bisogno di cose, ha bisogno di silenzio, di trovarsi di fronte l’immensità, come quando arrivato sopra la vetta di una montagna innevata, scopre uno spettacolo bianco e apre le braccia e butta indietro la testa e si perde in quell’emozione, come a dire che non serve molto per stare bene. Avete presente quando uno stimolo esterno (uno sguardo, un suono, un’idea) per caso prende un punto strano in profondità, come un prurito nella narice che fa starnutire, e iniziate a sorridere con uno sguardo confuso? Oppure quando camminando per strada arrivano una ventata fresca e un’odore familiare e i vostri polmoni respirano di nuovo, si aprono al vento, lo assaporano e si sentono vivi? O quando chiudete gli occhi e vi sentite in pace e il cuore batte lento, si prende il suo tempo. E poi li riaprite e sono quasi più grandi e vedono di più e sono pieni di speranza e forza. Forse Alex si sentiva così, a riscoprire il senso delle piccole cose, a non uccidere un cervo perchè è madre e il cucciolo al seguito, a lottare per il cibo, a sentirsi impotente, a nuotare in un mare senza regole, a correre con i cavalli, a ritrovare il suo posto nella natura e sentirsi in qualche modo un essere animale: “Se ammettiamo che l’essere umano possa essere governato dalla ragione, ci precludiamo la possibilità di vivere”.

“L’essenza dello spirito dell’uomo sta nelle nuove esperienze”, dice, ed è vero, ogni persona ricerca la propria verità, attraverso milioni di modi diversi, perchè quello che facciamo, ogni minimo gesto, non scaturisce dal nulla ma da quello che cerchiamo. C’è chi corre, chi vola, chi salta, chi rimane fermo e chi ignora il proprio istinto, c’è chi respira e basta e chi respira e si sente vivo, chi apprezza la più pura e semplice bellezza e chi ama le cose elaborate, ma alla fine di tutto “happiness is only real when shared”: stare sempre da soli non è la giusta soluzione.

Ogni scena è composta da ossigeno, da lacrime di felicità, da freddo e da vento, da umanità. Fai partire il lettore dvd e ti spogli di tutti i pensieri e di tutti i pregiudizi, delle preoccupazioni inutili e dei problemi. Ti chiudi e ti apri allo stesso tempo, ti isoli e vieni pervaso solo da sensazioni e per un attimo riconsideri le tue priorità, ritorna la voglia di scoprire, di dare senso a tutte le piccole cose di ogni giorno, ritorna la rivoluzione. Una mia amica mi ha detto qualche giorno fa: “È il film per ritrovare la pace con sè stessi”.

Ecco, forse è un film che fa respirare.

Ginevra Formentini

 

Into the wild – Nelle terre selvagge
Into the wild, USA 2007
regia | Sean Penn
interpreti | Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Hal Holbrook
sceneggiatura | Sean Penn
fotografia | Eric Gautier
durata | 2h28’
 
Tratto dal libro omonimo di Jon Krakauer, basato sulla vita di Christopher Johnson McCandless

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5 thoughts on “Voglio vivere solo di fogli e di bacche

  1. E’ un film che molte volte mi fa allontanare dalle preoccupazioni, sono felice abbia riscosso così tanto successo e abbia affascinato con il suo stupore molte persone!

  2. Pingback: Se Itaca è la meta del tuo viaggio |

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