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Leggi per me


 

Spesso con qualche amico, quando guardiamo per caso lo stesso film, ci divertiamo a confrontarci sulle scene che ci sono piaciute di più, ci soffermiamo sui dettagli (un po’ come Amelie Poulain che si accorgeva della mosca sullo schermo del cinematografo), guardiamo in modo curioso gesti quotidiani, apparentemente normali. Due scene in The Reader mi hanno incuriosito e colpito più di tutte le altre, duravano qualche secondo: la prima, Michael seduto a pranzo, i suoi familiari concentrati sul pasto, i suoi occhi furbi che osservavano da un podio i comuni mortali quasi a dire: “Io oggi ho fatto l’amore con una donna fantastica, nemmeno ve lo potete immaginare, voi”. La seconda, Hanna che percorre con le labbra il petto e la pancia di Michael, lui emozionato, col respiro veloce, lei calma con la sicurezza degli anni, nella penombra della casa.

Michael e Hanna si incontrano per caso, hanno quindici e trentasei anni e iniziano una relazione amorosa scandita dagli incontri nei quali lui le legge alcuni passi dei suoi libri scolastici prima dell’atto amoroso, una sorta di rito immancabile nella sua extraordinarietà. All’improvviso, però, Hanna sparisce senza dare spiegazioni, a causa di una promozione sul lavoro. Intanto Michael si iscrive a giurisprudenza e, grazie a un seminario, assiste ad una serie di processi di sei donne, ex guardie SS in un campo di concentramento: fra di esse riconosce Hanna, che viene successivamente accusata per l’omicidio di molti prigionieri ebrei bruciati in una chiesa, aveva ammesso, infatti, di aver redatto e firmato il rapporto dell’accaduto. Ma Michael sa che questo non è possibile, perché si era reso conto, solo in quel momento, che Hanna non sapeva né leggere né scrivere: la vergogna l’aveva spinta a preferire il carcere a vita piuttosto che l’umiliazione pubblica. A questo punto si pone la questione se sia giusto rivelare o no un fatto che potrebbe assolvere una persona, anche se questa è determinata a mantenere il segreto. Anni dopo Michael inizia a registrare la propria voce su cassette mentre legge alcuni dei suoi libri e le invia ad Hanna in prigione: cercando nella biblioteca la copia cartacea dei libri e confrontandoli con le registrazioni, lei impara a scrivere.

Le registrazioni erano un modo per esprimere un legame, le radici di un affetto non dimenticato che si esprime in freddezza e imbarazzo nel momento dell’incontro tra i due in carcere. La voce come rifugio caldo e maschera di sentimenti profondi. Per tutto il film si ha l’impressione che Michael sia una personalità complicata, introversa, protetta da uno scudo che non viene scalfito, né mai aperto dall’interno; si assiste a una graduale perdita di spontaneità nei rapporti umani e personali. Il fatto che Hanna impari a scrivere non è una redenzione, né l’effetto positivo del carcere – lei stessa, infatti, dice: “I morti sono morti” – ma rappresenta la fine della fuga di Hanna: la sua mancanza di cultura l’aveva portata a rifiutare un incarico d’ufficio e ad arruolarsi come sorvegliante SS, ad eseguire ordini in modo pratico; Hanna riesce quindi a superare il limite che ha direttamente influenzato le scelte della sua vita.

Che cosa contiene una voce? Che cosa significa leggere a voce alta per una persona? Che cosa passa dalle corde vocali che interpretano l’occhio che si muove sulle parole e la mente che le comprende? Hanna nei campi richiamava a sé di notte alcune giovani donne affinché leggessero per lei, rendessero possibile ciò che lei non poteva fare: era forse come immaginare e vivere in un mondo diverso dal proprio ma che nello stesso tempo prendeva le sfumature del mondo di chi stava leggendo. Forse leggere a una persona è molto più che parlarle direttamente, forse è pericoloso: si lascia aperta una porta non sapendo come l’ascoltatore entrerà e cosa osserverà.

Ginevra Formentini

 

Titolo | The Reader – A voce alta, USA, Germania 2008
Regia | Stephen Daldry
Interpreti | Ralph Fiennes, Kate Winslet, David Kross
Sceneggiatura | David Hare
Fotografia | Roger Deakins, Chris Menges
Musica | Nico Muhly
Durata | 2h04’
tratto dal libro Der Vorleser di Bernhard Schlink

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