Action/Literature/Sound/Travel

Cosa ha a che fare la notte con il sonno?

“Cosa ha a che fare la notte con il sonno?”, si chiedeva John Milton.
Il sonno è un momento. Il sonno è un luogo. Il sonno è un istante che ci cattura. È un’azione da osservare. Un desiderio. Una mancanza.
Il sonno non è il buio e non è (solo) al buio. È ovunque vogliamo che sia. Ovunque lasciamo che ci colga.

Così il sonno affascina e ha affascinato l’uomo perché è forse l’unico aspetto del suo corpo, oltre alla malattia, sul quale non può avere potere. Dal sonno non puoi prescindere, non puoi scappare. E l’uomo quindi ne ha scritto: uno di questi ci ha affascinato. È Jonathan Coe, con il suo La Casa del Sonno. Un libro dove il sonno è ora malattia, ora un problema, ora un semplice aspetto di un personaggio. Un libro dove Terry, uno dei protagonisti, ci dice che la vita è molto più interessante nel mondo dei sogni.

Già, perché il sonno, in quanto momento, non è sempre una scatola vuota. Il sonno è, per tutti incoscientemente, per pochi fortunati (?) coscientemente, il luogo dei sogni. Così, anche in questo caso, l’uomo ha cercato di prenderne il controllo armato di una cinepresa. L’abile regia di Christopher Nolan ci consegna il capolavoro di Inception. Un film che narra di Dominic Cobb, un professionista nell’estrarre idee dalla mente delle persone mentre dormono. Si infiltra nei sogni e vi prende parte, fino a provare a modificarli inserendovi una nuova idea. Una trama che per un certo verso può lasciare un po’ sconvolti ma che ci porta nel sonno – e nel sogno – in maniera nuova e innovativa.

Sonno e ancora sonno, quindi. Tema di questo numero e originale escamotage per parlare di qualcosa che, in fondo, viviamo sempre ma non vediamo mai. O forse sì? Se il sonno è così tante “cose”, il sonno è anche quello della natura. E per darvene la prova siamo andati in Auvergne, in Francia. Siamo andati dove riposano antichissimi vulcani spenti che costituiscono il paesaggio di questa splendida regione. Un paesaggio fatto di un’atmosfera ovattata e surreale. Un paesaggio che veglia sul sonno profondo di questo inestimabile patrimonio geologico dove i vulcani dormono e continueranno a farlo senza sapere che, nel frattempo, lasciano a noi tutto il tempo di emozionarci.

Non poteva mancare la musica, infine. E tra tutti quelli che il sonno l’han messo in note ora come metafora, ora come topos o piacevole escamotage, non potevamo ignorare i Beatles. I’m only sleeping (trad. “Sto solo dormendo”) è un brano tratto dall’album “Revolver” e che ci introduce in quello che è il confine finale della quiescenza: il risveglio mentale.

Il sonno, dunque, è qualcosa che ci sfugge quando ci prende, che ci sveglia quando vogliamo ca(r)pirlo. Il sonno è tutto ciò che succede quando pensiamo di non esserci e invece siamo lì. Lì con quel groviglio complicatissimo che è la nostra mente. Lì con quel groviglio geniale che, nonostante tutto, anche del sonno è riuscita a declinare ogni aspetto con grande maestria. Ora in letteratura, ora in musica. Ora nella natura che ci strizza l’occhio, ora nello schermo di un cinema che ci parla di noi quando pensiamo di…non essere noi.

“Niente”, dunque, è la risposta che mi viene da dare al signor Milton.
Il sonno e la notte sono solo una coincidenza.

Gabriele Zagni

Ecco gli articoli di questo numero:
SOUND
ACTION
LITERATURE
TRAVEL

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