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Italia, cambia che ti passa!


 

Ad ogni elezione lo invochiamo a gran voce, ce lo sentiamo promettere, lo rivendichiamo e lo attendiamo con la stessa speranza di un bambino alla vigilia di Natale, ma niente! Il Cambiamento –quello vero e radicalmente positivo- disgraziatamente non si è ancora imposto nel nostro Paese.

Eppure non si parla d’altro, tutti sembrano essere affascinati dall’idea di smuovere l’italico stivale, avvizzito da una politica molle, tarlato dalla corruzione e abbruttito dai mass media che troppo spesso lo infangano di sconforto e squallore mercificando perfino il dolore. Insomma, mi piace pensare che gli Italiani il cambiamento lo vogliano, ma che siano ancora in attesa, persuasi che un’energica svolta possa piovere dalla classe politica come manna dal cielo. Sono infatti relativamente pochi coloro che si permettono di smettere di lamentarsi e spegnere il televisore, e ancor più rari quelli che osano rimboccarsi le maniche e scendere davvero in campo per cambiare le carte in tavola, cercando anche un pò di riscrivere le regole di questa Italia atrofizzata dalla crisi e dalla disillusione. Per risvegliare l’attivismo latente che contraddistingue l’italiano medio, soprattutto in piena crisi, urge innanzitutto una manifestazione tangibile delle possibilità di cambiare: la gente ha bisogno di testimonianze reali e realistiche che rivelino quanto – e soprattutto come-  sia possibile trasformare la realtà. In altri termini, bisogna che tutti sappiano che il tratto di strada tra utopia e eterotopia, tra sogno e realtà, è meno ostico e più battuto del previsto.

Lo conferma Daniel Tarozzi, giornalista documentarista freelance e redattore de Ilcambiamento.it, che dal 9 settembre al 16 aprile scorso si è lanciato in un progetto audace e necessario, con l’obiettivo di scoprire le iniziative rivoluzionarie e concrete che puntellano il nostro Paese. Per approfondire la conoscenza di queste nuove prospettive di sviluppo e per poter meglio descrivere le dinamiche di quest’Italia “altra”, Daniel è partito con il camper dei genitori per un viaggio di sette mesi, ed ha percorso lo Stivale in lungo e in largo, cercando progetti inediti, e spesso esemplari, in ogni regione.
L’itinerario, esplicato tappa dopo tappa sul suo blog http://www.italiachecambia.org, si articola tra città, zone di campagna e comuni, ed è costituito da un intenso susseguirsi di incontri con esponenti di associazioni, amministrazioni comunali, agricoltori, semplici cittadini o imprenditori. La rete di persone che Daniel aveva contattato prima della partenza si è via via allargata lungo il percorso, così da riempire le sue giornate e i suoi tragitti di ispirazioni e testimonianze preziose.

Il profilo che traspare dagli appunti di viaggio (disponibili in parte anche su Il Fatto Quotidiano) è quello di un’Italia creativa e dinamica, che s’incarna ora nelle lotte dei comitati per l’acqua pubblica, ora nei  progetti dei comuni virtuosi, ora nelle esperienze degli ecovillaggi, dei co-housing e degli orti urbani. Tante proposte differenti, dunque, ma sovente gli stessi antichi fili conduttori: un’attenzione particolare all’ambiente, e la ricerca di una socializzazione votata alla condivisione e alla collaborazione, soprattutto su scala locale.
In tutte e venti le regioni, sebbene in comunità ancora ristrette, si parla infatti di permacultura e di gruppi di acquisto solidale (GAS), così come di consumo a chilometro zero. Parallelamente a tali discorsi, si propaga una nuova sensibilità non solo dalla parte di chi produce, ma anche e soprattutto dalla parte dei consumatori, che divengono sempre più consapevoli dei rischi e degli effetti collaterali della grande produzione industriale. La reazioni naturali di fronte alle apocalittiche previsioni per il futuro – piuttosto prossimo – dell’economia attuale, si concretizzano nel ritorno alla campagna, così come nel cambiamento di rotta verso la decrescita.

Da tale visione di sostenibilità e aggregazione nascono decine e decine di  progetti, gestiti da associazioni o da singoli individui di età e bagaglio culturale differenti. L’associazione Arcipelago SCEC, per fare solo un esempio, ha creato una rete nazionale per rinforzare il senso di comunità e di responsabilità: in tutta Italia sono oggi disponibili gli SCEC, buoni di solidarietà locali tra i cittadini, da spendere per stimolare le piccole attività economiche e i negozi di prossimità. Con lo stesso obiettivo risorgono mercatini del baratto, si organizzano consegne settimanali di frutta e verdura bio rigorosamente locali e di stagione (cercate il GAS più vicino a casa vostra, ne vale la pena!), e si inaugurano nuovi spazi dove commerciare equamente i beni prodotti nel territorio. Al cambiamento dal basso, supportato alla base anche da un’importante azione culturale, si somma talvolta in maniera complementare quello proveniente “dall’alto”, ovvero quello promosso dalle amministrazioni comunali, lontane dai riflettori e dagli scandali nazionali. Le giunte possono infatti influire sulle politiche di riciclaggio, redigere piani regolatori più eco-friendly e dedicarsi con maggior dedizione all’assistenza e alla formazione dei propri cittadini.

Il camper di Daniel ha peregrinato per il Paese per diversi mesi e molte centinaia di chilometri, e ancora di più sono le testimonianze raccolte che vale la pena approfondire. Questi racconti “utopici” saranno presto accessibili sulle pagine di un libro fresco fresco di stesura, finito solo il 9 giugno scorso; nel frattempo, però, si può trarre ispirazione dalle idee – geniali – condivise su ilcambiamento.it.
E alla fine di questo viaggio insolito, intrapreso in un’Italia altrettanto insolita, lasciamo al lettore la facoltà di rispondere (sperando che lo faccia!) al suo stesso bisogno di rinnovamento: se davvero lo si vuole, il cambiamento è tutt’altro che utopia… anzi, è già in atto!

Elisa Cugnaschi

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