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iMerica


 

Oggi siamo andati ad intervistare Nicolas Lozito, giovane laureato al SID di Gorizia e co-fondatore di iMerica (http://www.imerica.it). Cos’è iMerica? Come nasce e soprattutto perché vale la pena leggere e seguire questo progetto?

Come nasce il progetto iMerica?

Tutto nasce da Giovanni (Collot), che nell’inverno 2011 ha vissuto e lavorato a Washington. Ci siamo conosciuti tra le fila di Sconfinare, il giornale universitario, e proprio qui lui ha deciso di lanciare una rubrica sull’America. La gestiva lui e io gli sistemavo la parte tecnica. Un bel giorno ho preso coraggio e sono andato a trovarlo. Al ritorno dagli States ci siamo parlati un po’ e ci siamo detti “proviamo a farne un progetto esterno e nostro”. Era e rimane un esperimento, non avevamo troppe pretese e non sapevamo dove ci avrebbe portato. Poi son arrivati Federico e Patricia, che hanno aggiunto potenza di fuoco e siamo diventati più costanti e seri. Dopo di loro, moltissimi altri mitici collaboratori che si prodigano ogni giorno per iMerica. A oggi, però, non sappiamo ancora esattamente cosa siamo e cosa saremo. Ma ci piace continuare a sperimentare. 

Il vostro progetto nasce dal web, quindi potremmo dire che siete figli legittimi della generazione 2.0. Quant’è importante per voi il rapporto con i social media?

Gestivo già qualche pagina social prima di iMerica, ma ricordo che come abbiamo creato la pagina Facebook del nostro progetto tutto è cambiato. Era il nostro secondo bambino, subito dopo il sito. Alla fine è il modo migliore che abbiamo per comunicare con i lettori, con immediatezza e semplicità. Non siamo guru della comunicazione social, però, e non lo saremo mai né aspiriamo a diventarlo. Non siamo quindi un grande esempio da seguire sotto quest’aspetto; alla fine quelli che ci leggono e interagiscono per noi sono tutti amici (anche gli sconosciuti), non facciamo molte differenze, non ci prendiamo troppo sul serio e non pianifichiamo un modo per raggiungere un pubblico più vasto. Ogni cosa a suo tempo e a suo modo, senza forzare. Questo non vuol dire che non ci interessiamo a sufficienza, anzi, ci ricordiamo e amiamo ogni “mi piace” e retweet. Per dire, quando abbiamo raggiunto i 200 like sulla pagina, l’anno scorso, abbiamo fatto una festa.

È da poco uscito il vostro primo eBook gratuito “La Guerra dei Droni” (http://laguerradeidroni.it): come mai proprio questo tema e perché avete saltato la “fase cartacea”?

Beh, innanzitutto perché siamo tutti un po’ dei geek. Chi è fissato con i computer e la tecnologia, chi con la politica americana, chi con i militari, chi con le strategie e le armi. Il tema droni militari, quando ci abbiamo pensato per la prima volta, era il modo perfetto per unire tutto: per parlarne devi capirne di soldati così come di connessioni satellitari, di strategia, di sicurezza, diritto internazionale e informatica. Avevamo tutte le carte in regola per riuscire a farlo. Ci abbiamo aggiunto molta dedizione e passione. E visto che era da un po’ che ragionavamo anche su un modo per cambiare forma e provare nuovi metodi di fare e presentare l’informazione, abbiamo pensato di farne un eBook, interattivo, iper digitale. La carta non è che non ci piace, ma non garantiva tutta questa libertà. Così, dopo lunghi mesi, è nato il nostro nuovo bambino. Sperando sia solo il primo di una nuova serie.

Ci auguriamo con voi che lo sia, senz’altro.

Cosa ne pensi della relazione tra social media e mondo del lavoro? iMerica è per te “soltanto” una passione o speri in uno sbocco professionale?

Siamo arrivati a un punto che uno può essere anche un genio assoluto ma comunque non riesce ad uscire dalla piccola nicchia in cui si trova impantanato. I social media non sono magici, non risvegliano gli animi e ti fanno diventare famoso con un click. Ma se sei affidabile, costante e i tuoi contenuti sono originali, i social media fanno girare la voce. E questo è già abbastanza, se ciò che si comunica vale qualcosa. Senza osannare i presunti “super-poteri” di Facebook e compagnia, tutto sta nel creare i giusti messaggi. E vale pure sul mondo del lavoro, basti notare l’importanza capitale di LinkedIn per assunzioni e quant’altro. Anche le Risorse Umane si sono fatte 2.0.

Che cosa ti senti di consigliare a tutti i ragazzi che vorrebbero intraprendere un progetto simile al tuo ma sono frenati dall’alto numero di concorrenti?

FATELO. PARTITE. Pensateci un attimo, certo, ragionate sull’idea, su chi può aiutarvi, su come strutturarla. E fate. Sperimentate. Non vi costa nulla, al massimo qualche ora del vostro tempo libero. Non pensate ai soldi, alle visite, ai download o al successo. Un progetto tutto vostro è uno dei più grandi investimenti che possiate fare. È fondamentale però partire forti con i fatti, non con i buoni propositi. Non lanciate un blog di moda in cui annunciate di aggiornarlo ogni giorno e poi dopo due settimane mollate. I proclami teneteveli per motivare voi stessi, agli altri invece fate vedere giorno per giorno di che pasta siete fatti. Il gol dell’anno, in rovesciata nel bel mezzo di una mischia all’ultimo minuto sull’1-1, non si annuncia, non si prevede. Viene per caso, dopo mille tentativi falliti, pali e inciampi — ed è per questo che poi è così favoloso.

Ringraziamo di cuore iMerica (Nicolas in particolare) e vi facciamo un enorme in bocca al lupo per proseguire alla grande con il vostro progetto!

Francesca Bianchi

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