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Multiforme ingegno

Alfred Nobel, chimico svedese, fece due immensi regali all’umanità, uno più esclusivo dell’altro, di cui noi comuni mortali difficilmente potremo mai fare uso: prima di tutto inventò la dinamite (il cui accesso, nonostante la brama talvolta piuttosto acuta, mi è precluso) e, in secondo luogo, lasciò disposizioni per istituire il premio Nobel (che da circa 23 anni ho smesso di ritenere abbordabile).
In ogni caso, dal 1901, il 10 dicembre di ogni anno – anniversario della morte del buon Alfred – la Stockholm Concert Hall ospita la cerimonia di assegnazione del premio Nobel, forse la più famosa onorificenza universalmente riconosciuta.
Peccando di credulità donchisciottesca, si è soliti pensare che il Nobel venga designato solo a coloro che sanno risolvere problemi matematici in meno di 5 secondi o che si ricordano la Treccani a memoria. Invece, seguendo gli ultimi voleri di Nobel, il premio viene assegnato “a coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità.”

E in effetti, a pensarci bene, una logica sottostante c’è: chi è il genio se non colui che contribuisce più di ogni altro al benessere dell’umanità?
Quando penso alla parola “genio” nella mia mente si affianca automaticamente l’immagine di Leonardo da Vinci, che – pace all’anima sua – un Nobel non l’ha visto nemmeno col cannocchiale, per altro inventato (o almeno perfezionato) da un altro genio, appunto. Tuttavia, se l’assegnazione del Nobel non può andare a ritroso nella storia, a volte mi piace pensare non tanto a chi ha vinto il Nobel, ma a chi NON l’ha vinto. Uno su tutti, Jorge Luis Borges. Qualche anno fa ho passato un periodo della mia vita in cui dispensavo ad amici e parenti copie di Finzioni come fossero biglietti da visita. In poco più di (al massimo) dieci pagine per racconto, Borges è in grado di trascinarti in mondi differenti, di avvolgerti nelle trame e nella mente dei personaggi facendoti dimenticare chi sei, dove sei, che ore sono. La fine di ogni racconto è come un brusco risveglio, una secchiata d’acqua fredda. Geniale. Nel senso che ha davvero contribuito al benessere dell’umanità. Eppure il Nobel non l’ha mai vinto.

La verità è che non sempre i primi premi vanno ai migliori candidati, o meglio: genio non è sempre sinonimo di migliore. E, a volte, questa si rivela una gran fortuna. Pensate a Kubrick: forse non è stato il più grande, il più fruttuoso, il miglior regista di sempre, ma l’influenza che ha lasciato nella storia del cinema Occidentale è senza pari. Soltanto a citare alcuni dei suoi capolavori vengono i brividi, da Orizzonti di Gloria a Lolita, da Arancia Meccanica a Shining: ammettiamolo, sarebbe un mondo di gran lunga peggiore senza i film di Kubrick. Come ogni genio che si rispetti, del resto, anche Kubrick era dotato di quel “multiforme ingegno” che omericamente descrive gli eroi di tutti i tempi, permettendogli quindi di essere al contempo regista, sceneggiatore, montatore, scenografo e, naturalmente, fotografo. Forse la sintesi di quest’ultima, fortissima predisposizione di Kubrick e la sua successiva carriera da regista si vede in Fear and Desire, opera lenta e poco organica di un regista appena venticinquenne, ma in cui già si poteva intravedere il brillante genio cinematografico, come l’abbiamo conosciuto noi.

Kubrick si sarebbe senz’altro meritato un Nobel, se solo esistesse il Nobel per il cinema. Non esiste nemmeno quello per la musica, tra l’altro. E non ci avevo mai pensato. Certo, esiste il Polar Music Prize, la cui somiglianza con il premio Nobel è da vorrei-ma-non-posso: stesso Paese (Svezia), stessa location (Stockholm Concert Hall) ma un’ingiusta fama sottotono rispetto al vero e proprio Nobel. Nel marasma dei premi musicali oggi più ambiti, dai Grammys ai Brit Awards e molti altri, il Polar Music Prize sembra essere inevitabilmente passato in secondo piano, nonostante sia stato vinto dai grandi, dai geni (ma pensa!) della musica da Ray Charles a Bob Dylan, dai Pink Floyd a Ennio Morricone. Curioso pensare che la musica e il cinema (mancanza giustificata se si fa riferimento al periodo storico, d’accordo) siano su un piano diverso rispetto alla letteratura, quando a mio avviso, non temono rivali tra i campi che “più abbiano contribuito al benessere dell’umanità.”

Francesca Bianchi

 

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