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Mattatoio 5


 

“Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.”

Wikipedia, fonte primaria del sapere nel XXI secolo, definisce così il Giorno della memoria. Forse aggiungere “in commemorazione delle vittime della guerra” non sarebbe stato male, anche se in effetti lo scopo principale di questa giornata è ricordare la follia antisemita del Nazismo, tema  sempre delicatissimo e scottante. Nonostante ciò sempre più spesso, nel cinema così come nella letteratura*, si tenta una sorta di “riabilitazione” del popolo tedesco, cercando di invitare il lettore/spettatore a non fare di tutta l’erba un fascio, a non tagliare la storia con un rozzo coltellaccio come ci insegnano a scuola.

Mattatoio 5 di George Roy Hill –ispirato all’omonimo libro di Kurt Vonnegut- mescolando fantascienza e realismo, ci offre un quadro molto personale ma interessante di uno degli aspetti “secondari” della Seconda Guerra Mondiale. Lo spettatore conosce la vita del protagonista, Billy Pilgrim, attraverso il caotico puzzle della sua memoria, un flashback continuo, che lo riporta improvvisamente e dolorosamente a vari avvenimenti della sua esistenza, senza alcun ordine cronologico. Viviamo la sua noiosa vita lavorativa nonché matrimoniale, e la sua esperienza di soldato americano catturato dai tedeschi e trasferito a Dresda, dove scamperà per un pelo al feroce bombardamento del febbraio ’45. Attraverso i dolci occhi del protagonista (Michael Sacks), buono e ingenuo da giovane, disincantato ma sempre mite e sensibile da anziano,  viviamo l’esperienza della prigionia senza tremare troppo ma con stupore fanciullesco e incredulità.

Appena arrivato a Dresda Billy cammina per le strade della città insieme ai suoi compagni, scortati da un anziano e maestoso generale tedesco e da soldati giovanissimi, quasi bambini: non possono parlare, stanno camminando verso un futuro non proprio roseo, eppure Billy guarda con meraviglia gli antichi palazzi barocchi, sorride alle persone che si fermano a guardarli passare, gioca con i bambini che corrono loro dietro e lo afferrano per le falde del cappotto. La soave colonna sonora comunica allo spettatore questo senso di meraviglia, e l’orrore della guerra si allontana, il popolo tedesco è composto anche da quelle paffute fanciulle che sorridono alla finestra, quei gracili vecchietti per strada e i biondissimi e dolci bambini che corrono insieme ai prigionieri.  La splendida sequenza dell’arrivo dei prigionieri a Dresda è muta e perfetta: i volti che trasmettono i pensieri come le immagini della città descrivono la sua perduta bellezza, sono magistralmente intrecciati a un Concerto di Bach eseguito da Glenn Gould. Quando il treno entra nella stazione e i prigionieri vengono malamente scaricati dai vagoni, la musica sembra stridere con le immagini, ce ne saremmo aspettata una più cupa e carica di tensione, ma poi ci scordiamo quasi dell’azione per venire catturati dalla bellezza della melodia, che diventa assolutamente predominante.

Il bombardamento, momento cruciale del film, ne occupa a malapena dieci minuti; ciò su cui lo spettatore deve soffermarsi e riflettere sono le conseguenze. Il ragazzino-soldato che bistrattava i prigionieri per mettersi in mostra con la fidanzatina, torna un bambino uscendo dal rifugio e correndo verso la sua casa, davanti ai resti bruciati della quale si accascia piangendo; l’anziano amico di Billy, professore nella vita e padre di tutti i “suoi ragazzi” in guerra, viene passato per le armi per aver raccolto dalle macerie della città una statuina di ceramica per la moglie; lo stesso protagonista ne porterà per sempre la ferita nel cuore e rimarrà sensibile all’argomento, anche se nel suo paese (gli USA) l’assurdo e inumano bombardamento di Dresda veniva nascosto per timore che venisse definito “una vigliaccata”.

Accanto alla guerra, è il tema della memoria ad acquistare un peso notevole, essendo soprattutto trattato in maniera singolare: il Billy di mezza età viene “rapito” da alieni incorporei e trasferito sul pianeta Tralfamadore. Queste creature superiori e immortali condividono con lui la facoltà di essere superiori allo scorrere del tempo, ed egli, consapevole della propria nuova immortalità, si rassegna volentieri ad una dolce esistenza di meditazione e spostamenti temporali –in compagnia di un’attricetta di cui si era infatuato vedendola in un film, e portata su Tralfamadore per lui. Spesso la propria coscienza vaga nello spazio e nel tempo, facendogli ripercorrere episodi della sua vita, dai più tremendi che vorrebbero essere dimenticati, a quelli più piacevoli. Quindi memoria intesa innanzitutto come ciò che di più prezioso abbiamo, ma anche come manifestazione dell’insensatezza della definizione di tempo da noi creato; cosa meglio della memoria, con i suoi continui flashback e déja vu ci fa sfiorare per un attimo la consapevolezza di essere completamente slegati dal nostro qui e adesso?

“Su Tralfamadore impari che il mondo è solo un succedersi di momenti, tutti legati insieme in un bellissimo disordine. E se vogliamo sopravvivere sta a noi concentrarci sui momenti belli e ignorare quelli brutti.”

Valeria Osti Guerrazzi

 

*per avere una visione completa del popolo tedesco e dei suoi baluardi di resistenza all’orrore del nazismo, la lettura di “Ognuno muore solo”, capolavoro di Hans Fallada, è vivamente consigliato.

 

Titolo: Slaughterhouse-Five
Regia: George Roy Hill
Interpreti: Michael Sacks, Eugene Roche, Valerie Perrine, Ron Leibman
Musiche: Glenn Gould
Anno: 1972

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