Action/Literature/Sound/Travel

Altro che l’America


 

Che Nymphomaniac avrebbe fatto discutere, era più che prevedibile. E, certamente, anche che Lars von Trier fosse un tipo “strano” – per usare un eufemismo – era cosa risaputa. Leggenda vuole che sulla parete del suo ufficio danese ci sia appesa la protesi del pube di Charlotte Gainsbourg usata in Antichrist, per dirne una. Potremmo, poi, interpretare il ritorno dell’amore fisico nelle sale cinematografiche (pensate anche a La vita di Adèle) come un sintomo di risveglio, come un’emancipazione dai tabù secolari e quantomeno anacronistici in materia di sesso. Oppure, semplicemente, possiamo assumere che anche il sesso risponda a mode e tendenze che riemergono ciclicamente e invadono i grandi schermi, gli scaffali delle librerie e, più recentemente, i nostri iPod.

Ecco, io penso che il sesso sia una costante del mondo artistico così come della vita umana. Voglio dire, c’è chi ha sentito il bisogno di dedicare anche dei musei al sesso! Pensate a quello più famoso di Amsterdam (che non sarebbe Amsterdam senza il Museo del Sesso) o al Museo Erotico di Berlino (non un granchè di per sé, forse, ma che si trova in una città che è già una sorta di museo del sesso a cielo aperto, ndr). No, visitandolo non diventerete i più trasgressivi del mondo, anzi, forse vi renderete conto che non c’è niente di più ordinario e abituale come l’unione carnale di due corpi.

Per Lars von Trier, per esempio, è chiaro che il sesso viene inteso come atto conoscitivo, come esperienza totalizzante e unica, che permette di mostrarci per quello che siamo veramente: corpi, prima di tutto. Carne e sangue, prima che spirito. Inventeranno mai un sistema operativo in grado di sostituire il sesso così come lo conosciamo dalla Preistoria (anno più, anno meno)? Lascio ai nuovi Steve Jobs l’ardua sentenza, ma pare che anche il pionieristico film Her propenda per l’insostituibilità fisica, almeno per il momento. Quello che cambia, naturalmente, è lo statuto delle immagini erotiche che segue il susseguirsi dei secoli storici e che cerca di rincorrere le mode più attuali: quello che negli anni ’20 veniva considerato “osceno” è oggi alla portata di qualsiasi ragazzino di 10 anni dotato di connessione internet. Basti pensare che L’amante di Lady Chatterley (D.H.Lawrence, 1928), probabilmente il più famoso romanzo erotico del Novecento, nonostante descriva più sentimenti che esplicite scene di sesso, provocò una vera e propria rivoluzione culturale e sociale nell’Europa del ventesimo secolo.

Come si può definire il confine tra erotismo “consentito” e pornografia da censurare? Posto che rispondere alla domanda non rientra nei miei doveri (deo gratias), confesso di essermela posta più volte. A guidare la regia di Lars von Trier o la penna di D. H. Lawrence è l’irresistibile voglia di trasgredire le norme sociali o, piuttosto, il desiderio di dare forma artistica a un aspetto così naturale dell’uomo? Ecco allora che le visioni dei registi si incarnano nei corpi, che le sensazioni più intime degli scrittori trovano forma sulla carta stampata e che i desideri più espliciti dei cantanti trovano voce negli Album. Dare forma al desiderio, semplicemente. È il caso, (udite, udite, italianissimo!) dei Negrita e del loro XXX, un titolo che dice tutto e che accompagnò la fine dei “mitici” anni ’90. Alzi la mano chi non ha mai cantato a squarciagola il loro brano Sex, sorridendo e immedesimandosi in almeno una delle scene descritte nel testo. Eddai.

Infine, principalmente perché non concepisco un articolo sul sesso che non nomini Woody Allen almeno una volta, vorrei citare una frase tratta da Amore e Guerra, che riesce sempre a strapparmi un sorriso: “Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere.”

Francesca Bianchi

Fotografia 1: Milo Manara
Fotografia 2: Frances Foni
Fotografia in anteprima: Guido Crepax, Valentina

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