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Berlino, museo del sesso a cielo aperto


 

Il sesso vende. E’ un dato di fatto, impossibile da negare. Eppure solo negli anni ’50 una donna (ebbene sì, una donna!) sfruttò concretamente questa constatazione; Beate Uhse, figlia di uno dei primi medici donna in Germania, crebbe con spiegazioni disinvolte sul sesso e sull’igiene ad esso legata, diventando poi vero e proprio simbolo di una sessualità tranquilla, sicura e divertente. Formidabile pilota acrobatica, durante la Seconda Guerra Mondiale si trovò costretta ad entrare in contatto con nuovi orizzonti –essendo stati proibiti tutti i voli ad eccezione di quelli militari: durante questi anni aiutò molte donne, desiderose di vivere la propria sessualità ma spaventate dall’idea di mettere al mondo figli in quel clima di incertezza e miseria, con opuscoli sul metodo contraccettivo Ogino Knaus (che calcola più o meno precisamente i giorni fertili di una donna sulla base del suo ciclo mestruale). Nel dopoguerra, arricchita da questo tipo di esperienze, aprì il primo sexy shop del mondo –chiamandolo fieramente col proprio nome.

Molti anni dopo, a Berlino venne inaugurato un museo erotico, intitolato a lei.

Il Beate Uhse erotik museum di Berlino ormai è abbastanza lontano dallo splendore dei suoi albori; la sua fama si è affievolita, sorpassato da musei del sesso più famosi come quello di Amsterdam (che è sicuramente più divertente ma ben più rozzo!). L’Erotik Museum di Berlino ha la pretesa di raccontare una storia della fisicità umana nel corso della storia e in varie aree geografiche, e anche se a tratti ci riesce, risulta carente in molti altri. Il sexy shop al piano terra (ovviamente tutti prodotti della catena Beate Uhse!) è ben più divertente: si può gironzolare per ore incantati e stupiti dalla quantità di oggetti per l’intrattenimento tra le lenzuola (e nella doccia con le apposite maniglie-ventosa, o sospesi pericolosamente a mezz’aria con l’imbracatura acrobatica studiata per prestazioni da vertigini, e così via) e intanto osservare, prima stupiti e forse un po’ scandalizzati, poi inteneriti (e invidiosi?) la quantità di coppie di tutte le età e di tutti i ceti sociali, entrare disinvolte nel negozio, scegliere il vibratore o il costumino di latex adatto, pagare sorridenti alla cassiera imperturbabile, e uscire con la loro bustina rossa luccicante in bella vista.

Devo ammettere che la prima volta che sono stata in questo quartiere di Berlino (vicino alla stazione della S-Bahn Zoologischer Garten, nella centralissima area di Charlottenburg) sono rimasta abbastanza a bocca aperta dalla quantità di sexy shop presente, da quelli esclusivamente per uomini a quelli sadomaso: solo adesso, durante la mia ennesima esperienza berlinese, mi sono resa conto che Berlino stessa, con la sua storia e le sue leggi, è un museo del sesso e della sessualità a cielo aperto. Se in Germania la prostituzione è legale e regolamentata dal 2002, ogni città ha comunque il diritto di selezionare aree in cui non è consentito esercitare lungo le strade: a Berlino è consentito ovunque.

Dal lussuoso Artemis -un club per clienti facoltosi, che tra una sauna e una capatina al cinema a luci rosse con uno stuzzichino, possono bere un ricercato cocktail o scegliere una delle tante e bellissime ragazze che passeggiano nude e statuarie per le sale- ai più modesti e sordidi locali di Oranienburger Strasse, una delle vie più incredibili di Berlino (dove sorgeva il glorioso e defunto Tacheless) che di notte si trasforma in una passerella di donnine siliconate e ammiccanti.

Insomma, Berlino dagli anni ’50 di Beate Uhse ad oggi ha decisamente confermato il suo ruolo di città pazzesca, colorata e libertina, dove voler fare del buon sesso divertente e spensierato, anche togliendosi lo sfizio di andare a letto con una bellezza nordica, non è visto come qualcosa di peccaminoso bensì di naturale. Giustamente, perchè tra tutti i sani piaceri della vita, sicuramente il sesso è il più meraviglioso.

Valeria Osti Guerrazzi

 

Fotografie di Valeria Osti Guerrazzi

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