Literature

Cronaca di una morte annunciata


 

Tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.

Gabriel García Márquez era nato ad Aracataca, in Colombia, nel 1927. Quindi ok, aveva 87 anni, era vecchiotto. Eppure quando ieri sera ho sentito della sua morte, ci sono proprio rimasta male. Forse perché mi ricordo la sua frase: “Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza”. E io non mi ero certo ancora scordata di lui.

Ho conosciuto Gabriel García Márquez con Cent’anni di solitudine, che ho letto quando avevo sedici o diciassette anni. Chi di voi l’ha letto sa bene quanto sia difficile approcciarsi a questo libro: all’inizio ti piace tantissimo, poi cominci a non capirci più niente, poi soffri perché non sai chi ha fatto cosa, non vedi più distintamente il confine tra magia e realtà… e poi cominci a capire che forse il senso del libro è proprio perdersi, lasciarsi trascinare in questo turbinio di volti, di nomi tutti simili tra loro. Mi ricordo che, mentre leggevo le prime pagine, cercavo di tenere a mente i nomi dei personaggi, se ne confondevo uno tornavo indietro a controllare chi era… Una battaglia persa in partenza. E per fortuna, perché è proprio quando mi sono arresa all’eterna ciclicità del tempo, all’inevitabilità del destino, all’epopea della famiglia Buendia che arranca nella lentezza dei caraibi, che ho capito di essere davanti ad una beautiful mind, e che dopo aver letto questo libro niente sarebbe mai più stato come prima.

Mi sembra strano non essere mai stata in America Latina. Eppure conosco benissimo quel cielo color di rose che incornicia i battelli sul fiume al tramonto, rimpiango i cortili pieni di fiori tropicali, la siesta sulle amache. Questo perché Gabriel García Márquez è riuscito a ricreare in tutte le sue opere un mondo completo, fatto di cose dello spirito e di cose della carne, dai bordelli affollati all’ascensione al cielo della bella Remedios. Un mondo forse un po’ ostico in cui entrare, con quel caldo sovraumano dei caraibi, quell’umidità, quei sintomi dell’amore che sono poi gli stessi del colera. Un mondo dal quale, però, è impossibile uscire.

Con Gabriel García Márquez è stato amore a prima vista, un idillio che dura da anni, libro dopo libro. Non ho mai letto nulla di così coinvolgente, di così doloroso, strano, passionale, triste, intenso. Gabriel García Márquez è per me un vero genio, a cui sarò sempre infinitamente grata per avermi fatto conoscere l’odore dei mandorli amari.

C’era una stella sola e limpida nel cielo color di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.

Giulia Galimberti

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