Travel

Working travel


 

C’è gente che viaggia per lavoro. E non intendo chi fa alcune trasferte per lavoro. Intendo chi viene pagato per viaggiare. Per esempio gli scrittori della Lonely Planet: passata una durissima selezione, questi pochi fortunati a cui sono state aperte le porte del paradiso verranno stipendiati per girare il mondo, provare tutti gli alberghi e i ristoranti delle città, esplorare gli itinerari turistici e quelli più insoliti, conoscere le usanze e le tradizioni dei luoghi, parlare con le persone, e giudicare le proprie esperienze, il tutto senza doversi trascinare dietro un’orda di turisti con sandalo e calzino, come succede alle guide turistiche. Ora, chi di noi non vorrebbe un lavoro del genere? Purtroppo ottenerlo non è così semplice (ma va?), ma anzi, richiede un lavoro preparatorio pre-selezione incredibile. Siccome sono convinta che sarebbe il lavoro perfetto, ho spulciato spesso il web alla ricerca di consigli su come diventare una travel writer, e sono incappata in questa pagina: “I cinque suggerimenti per diventare uno scrittore di viaggi”, la guida ufficiale di Lonely Planet agli aspiranti loneliplanetiani. I suggerimenti sono pochi, ma non facili da seguire. Il requisito principale è avere già una grande esperienza come scrittore di viaggi, ed avere quindi un corposo portfolio di articoli da presentare al momento della candidatura. Ovviamente, da quando è esplosa la moda dei blog (della quale siamo fieri rappresentanti) la competizione è ancora più dura, poiché avere un blog di viaggi è uno dei modi migliori per farsi conoscere sulla scena del travel writing.La strada quindi è lunga, non basta aver fatto un tema decente alla maturità, come pensavo io. Per chi non abbia tempo, energie e soldi (quindi sì, noi studenti siamo già esclusi dagli aspiranti scrittori di viaggio) per riempire il proprio portfolio niente paura: ci sono un sacco di altre ottime scuse per viaggiare!

Una valida opzione sembra essere il rivoluzionario sito Trevolta, un sito di crowd-funding riservato ai viaggi. Se vi è venuta in mente un’ottima idea per un viaggio fichissimo, potete pubblicarla su questo sito e cercare sponsor. Gli sponsor possono essere persone che semplicemente trovano interessante il vostro progetto (infatti la donazione può anche essere di pochi euro), oppure compagnie ed aziende che trovano conveniente sponsorizzare il vostro viaggio in cambio di un po’ di pubblicità (ad esempio la Northface potrebbe sponsorizzarvi per scalare l’Everest, a patto che vi facciate un sacco di selfie mentre indossate la loro giacca ultimo modello). Di solito questi progetti sono accompagnati dalla promessa di rendere conto ai propri sponsor del viaggio in itinere, magari tenendo un blog. L’idea di base, infatti, è la condivisione.

Poi c’è la terra del working holiday per eccellenza: l’Australia. L’ente del turismo australiano ha indetto poco tempo fa un concorso a cui hanno partecipato più di 330 mila candidati provenienti da 196 paesi del mondo. Il concorso era intitolato “I migliori lavori del mondo”… E non c’è niente da fare, erano proprio i migliori. I sei vincitori del concorso, infatti, assumeranno per sei mesi i seguenti incarichi: Specialista del divertimento a Sydney; Esploratore dell’outback nel Territorio del Nord; Guardiaparco nel Queensland; Custode della natura in Australia Meridionale; Fotografo trendy a Melbourne, Victoria e Maestro del gusto in Australia Occidentale. Ecco. Adesso con che coraggio dovrei tornare dietro la scrivania lunedì?

Accantonando i lavori da sogno che sono sicuramente più per i Gastoni che per i Paperoga come noi, un’alternativa reale, soprattutto per l’estate, è l’house sitting. Alcune famiglie con case come quella di Sandy Cohen in The O.C. cercano fidati giovani che si prendano cura delle loro magioni durante le vacanze. I compiti degli house sitters sono di solito piuttosto semplici, come prendersi cura del cane, tenere pulita la casa ed innaffiare i fiori. Di solito non è prevista una retribuzione, ma ovviamente l’house sitter può disporre gratuitamente della casa e di tutti i suoi comfort. Un’occasione unica per passare qualche settimana a costo zero dall’altra parte del mondo!

Viaggiare è un piacere, ed è forse utopistico pensare di farsi pagare per farlo. Eppure ci sono persone che con un po’ di fortuna e tanta costanza sono riuscite a fare del viaggio il loro vero lavoro, il loro impiego e la loro vita quotidiana. Se è vero che il lavoro deve essere una delle poche cose che ci sprona ad alzarci al mattino, ciò che dà dignità alla nostra vita, è anche vero che rimane una cosa stressante, costellata di scadenze e responsabilità. Viaggiare è di solito il momento per staccare la spina da tutto, per rilassarsi e NON pensare al lavoro, alla vita vera. Mi chiedo quindi se questi “lavori migliori del mondo” non sfocino poi in uno stakanovismo forzato ed inconsapevole, in una commistione di dovere e piacere dove il confine tra l’andare in vacanza e l’andare al lavoro diventi un po’ troppo labile. Chissà… Non posso saperlo, ma diciamo che, nel dubbio, non mi dispiacerebbe affatto provare.

Giulia Galimberti

 

Fotografie di Massimo Marcotti
Fotografia 1: Gold Coast, Australia
Fotografia 2: Middleton, Australia
Fotografia 3: Moana Beach, Australia

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3 thoughts on “Working travel

  1. Sono molto contenta che ti sia piaciuto. Facci sapere se può tornarti utile prima o poi, vorrebbe dire che hai realizzato uno dei sogni di tutti noi. In bocca al lupo!

    Giulia

  2. Cercavo una recensione sul sito Trevolta e forse anche qualche consiglio per poter iniziare il mio blog sui viaggi…
    Lo so è dura farsi conoscere ed essere sempre seguiti, ma il mio primo obiettivo è di far conoscere alla gente le culture diverse che ci sono in questo mondo per far sí che le persone siano più aperte. Non trovando un lavoro fisso, si cerca anche di fare qualcosa che piace invece di starsene a casa a girarci i pollici. 🙂
    Bell’articolo e anche io farò tesoro dei tuoi consigli.

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