Literature

L’Italia che ci crede (ancora)


 

“Periodo caratterizzato da una caduta della produzione, da disoccupazione, scarsa utilizzazione degli impianti, riduzione degli investimenti”. Ecco, questa è una delle definizioni che il dizionario dà della parola “crisi”. Poi arriva la realtà nel ruolo di cartina di tornasole. Arrivano i numeri, quelle cifre che riempiono i cartelli in TV e le pagine in edicola. Quei numeri che non riescono più a stupirci. Arrivano i volti e le storie. I padri di famiglia in cassa integrazione. I giovani precari che condividono la casa a trent’anni o che ancora vivono con i genitori. Arriva quell’imbarazzante 42% di ragazzi tra i 15 e i 24 anni senza un’occupazione. Arrivano i populismi e i dibattiti che si fanno sempre più monologhi. Arrivano anche le piazze che si infiammano perché lì, ai monologhi, nessuno crede più. Eccoli i luoghi comuni di un periodo che è ormai epoca, di un momento che è diventato sentire.

Nel travaglio di un Paese che galleggia, però, ci sono anche tantissimi lavoratori ora fortunati ora saggi che sono riusciti a tenere duro, non solo “nonostante tutto” ma, in primis, grazie alla propria tenacia, alla propria intelligenza e alla propria determinazione. Perché ricominciare a crescere è possibile e ce lo insegna infatti chi non ha mai smesso di crederci.

Ed ecco allora che in controtendenza nel decennio degli sfiduciati ci sono anche degli eroi come i piccoli e medi imprenditori onesti. Otto di loro si raccontano nel primo libro di Corrado Formigli dal titolo “Impresa Impossibile”, storie di italiani che hanno combattuto e vinto la crisi, edito da Mondadori. Sono le persone generose, creative, orgogliose ed egocentriche.
Il trait d’union delle loro storie è proprio la tenacia di chi “per opporsi al declino ha sviluppato la fantasia e il senso di comunità”.

Ad esempio c’è la storia di Fabrizio Rigollio da Gallarate, CEO di Rizoma, che nel libro Formigli definisce “il nuovo mito dei bikers fighetti di mezzo mondo, lo Steve Jobs delle manopole”. C’è un viaggio ad Omegna, la patria della Bialetti, dove non è rimasto quasi nessuno. “Quasi perché lì vive e prospera l’ultimo eroe con un cognome che tutti conoscono: Alessi”.

E ancora, c’è la storia della spumeggiante Benedetta Bruzziches, una fashion designer di 28 anni. Benedetta è la stilista del “Made in Tuscia” che odiava Milano dove lavorava per Romeo Gigli. Il mondo dimenticato di Caprarola, la sua terra, ora è tutta nelle sue borse. Benedetta è giovane. A ventitré anni, la mia età insomma, aveva già disegnato la sua prima collezione.
Ho ascoltato il suo intervento alla prima presentazione di questo libro. Immaginate la scena: una giornata di tempo incerto che solo Roma può regalare, le vie del centro sul far di una sera che già abbandona l’inverno, la redazione di Piazzapulita si sposta a seguire la presentazione serale del libro di Corrado Formigli. Parterre: Walter Veltroni, Maurizio Landini, Benedetta Bruzziches e l’autore. Come recita il libro, così è stata: un concentrato di allegria e vitalità. E come lei ci sono tanti altri eroi come Angelo Petrosillo, il dio della fusoliera o come il signor Mutti, il dio del pomodoro.

Ecco, loro, questi otto imprenditori, sono l’esempio del vero Made in Italy. L’esempio di quello che sappiamo fare. L’esempio che volere e sapere, anche durante una “tempesta perfetta” come questa, sono potere.

Abbiamo bisogno di leggere e respirare le storie di questi eroi che nel pieno di questa recessione hanno raddoppiato i fatturati e assunto giovani intraprendenti, dato speranze, pagato operai, garantito un futuro a intere famiglie. Abbiamo bisogno di leggere e ricordarci che – per fortuna – esiste ancora un’Italia che nel lavoro ci crede e nella quale è meraviglioso imbattersi.

Gabriele Zagni

 

Titolo | Impresa Impossibile
Autore | Corrado Formigli
Editore | Mondadori
Anno | Dicembre 2013

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