Action/Literature/Sound/Travel

Your Manifesto


 

Le piazze che si infiammano. Le pagine sulle quali si vergano le linee di un nuovo avvenire. Gli inni e i canti di battaglia. I monologhi introspettivi. Le notti di mille Innominati. A queste e a tante alte mete conducono i luoghi comuni delle rivoluzioni. Ma non solo di queste declinazioni si tinge il concetto. Abbiamo quindi deciso di dedicare questo numero alle rivoluzioni che meno, a volte, appaiono come tali.

C’è la rivoluzione gentile e generazionale, ad esempio. Quella che Jack Keruac tratteggia nelle pagine di “On the road”. La rivoluzione di una generazione che fa della vita libera la propria bandiera. Insomma, la rivoluzione beat. Il più grande sconvolgimento artistico del 900 che ancora oggi non ha perso il suo fascino. Un movimento che accomuna romanzieri, jazzisti, poeti che non avevano velleità rivoluzionarie in senso stretto. Uomini, però, con una pretesa: quella di creare un concetto di fascinazione che avvicinasse l’uomo della strada alla strada stessa, in un domino di metafore. Così la strada non è altro che la libertà. E la libertà sta per la vita. E se non è rivoluzione questa, tanto di visioni quanto di concetto…

C’è la rivoluzione intima e personale, come quella del film American History. Una rivoluzione lenta ma profondissima attraverso l’esperienza di prigionia che cambia le convinzioni di una vita. Una rivoluzione di prospettive che finisce per coinvolgere tutte le persone che ruotano intorno al protagonista.

C’è, ancora, la rivoluzione desiderata e necessaria: quella di Tracy Chapman in “Talkin’ ‘bout a revolution”. È la rivoluzione che parte dal singolo e ti fa pensare di poter contribuire al cambiamento. È la rivoluzione che desideri incrociando, ad esempio, gli occhi di migranti, bisognosi, gente in difficoltà. È la rivoluzione agognata che suscitano le diseguaglianze del chi ha troppo e chi ha meno.

C’è, infine, la rivoluzione delle coscienze che parte dalle storie più umili. È l’esempio che danno Giulio e Sara, fondatori de La Guarimba Film Festival. Figli della generazione più preparata della storia ma con meno opportunità, hanno fatto del cambiamento una bandiera. La Guarimba Film Festival sopravvive, infatti, senza fondi ma grazie all’incredibile opportunità che offrono i social media. Ed ecco che la forza di una generazione nuova diventa la leva per sbarazzarsi della vecchia Italia che muore mentre si partorisce la nuova.

La rivoluzione, dunque, è anche solo aprire gli occhi. Primavera dello spirito. La rivoluzione è una scelta. È un caos da cui nasce un nuovo ordine. È qualcosa che un giorno decidi che non puoi negarti o che non puoi rinnegare. Parte da dentro per investire ciò che ci circonda. Va in circolo e torna a te come una lezione. Una testimonianza di più anime che lottano su trincee diverse ma accomunate dalla stessa bandiera: quella del cambiamento. È una strada che tratteggiamo quando raggiungiamo l’apice e ci troviamo improvvisamente nudi, con tutto da scrivere.

So, what’s your manifesto?

Gabriele Zagni

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