Literature

Burn Burn Burn

Our battered suitcases were piled on the sidewalk again; we had longer ways to go. But no matter, the road is life.

On the Road di Jack Kerouac è un libro apparentemente molto banale. Stati Uniti, costa est, anni ’40: un giorno Sal Paradiso (alias Jack Kerouac) decide di partire insieme a Dean Moriarty (pseudonimo di Neil Cassady, un altro scrittore protagonista della beat generation) per andare a ovest. Il viaggio è lungo, senza sosta, avanti e indietro per il continente americano, perché la strada è vita. Per una volta, davvero, l’importante non è la meta, ma il viaggio. Il romanzo, in gran parte autobiografico, raccoglie le avventure di Sal, Dean, dei loro amici e della loro vita sulla strada. Una trama all’apparenza così banale (e datata, per noi che attraversiamo l’Europa con voli a 9,99 euro) nasconde un’infinità, letteralmente un’infinità, di piccoli pensieri rivoluzionari.

Quando penso ad On the Road penso a tutta la sconfinata terra che è l’America. Penso al cielo infinito che si sparge oltre al limite della mente. Penso a tutta quella strada e a tutta quella vita. Penso al frenetico atomo che danza intorno al jazz, penso a tutta quella febbre che galoppa non solo attorno a Sal e Dean,  ma anche a tutti i giovani che ardono di desiderio per quel groove  che risuona intorno ad un bicchiere di buon vino, il rombo rauco e smooth di un basso, e le facce di buoni amici che sono “pazzi, pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi d’ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio che esplodono tra le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno oh!”.

On the Road non è un romanzo, una poesia, un capolavoro della letteratura beat, On the Road è un’idea. È un movimento di giovani che non pensano di appartenere necessariamente al luogo in cui sono nati, ma che trovano appartenenza sulla strada tra milioni di incontri e di disincontri. On the Road è il manifesto della beat generation, perché, per la prima volta, Jack Kerouac è in grado di mostrare come ci sia una generazione percorsa da un sentimento comune, che si estende da una parte all’altra del globo (o per lo meno del continente). La rivoluzione della beat generation è la continuazione naturale della rivoluzione anni ’20, è quella rivoluzione che prende le feste dall’immensa casa di Gatsby e le fa proseguire lungo la strada. La generazione beat non ha ancora perso il suo fascino, forse perché ha sempre accomunato un certo tipo di persone (principalmente romanzeri, poeti, jazzisti) che non hanno avuto velleità rivoluzionarie in senso stretto, cioè politiche, ma hanno avuto la pretesa di creare un concetto di fascinazione nel quale vita, strada e libertà si fondono in un unico esperimento sensoriale.

On the Road non è solo l’avventura di Sal Paradiso e Dean Moriarty, in mezzo alla desolata America, ma è anche un mare di idee che collidono, corpi che impazziscono, è il non poter attendere tutta la vita che ti aspetta. On the Road è il manifesto di tutti quelli che non si risparmiano nel loro essere, perché ce n’è troppo per una sola vita.

Che cos’è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano sulla pianura finché le si vede appena come macchioline che si disperdono?…È il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l’addio. Ma noi puntiamo avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli.

Non leggete Jack Kerouac come la logica sequenza di atti che compongono la strada, ma come la caotica frequenza che sentono solo quelli che vivono.

Audrey Ross e Giulia Galimberti

Fotografie 2 e 3 di Audrey Ross

 

Titolo | On the Road
Autore | Jack Kerouac
Editore | Oscar Mondadori
Anno | 1957

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