Literature

Le porte della percezione


 

Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.

-William Blake-

Con questa citazione si apre il saggio breve di Aldous Huxley Le porte della percezione. Questo omaggio testimonia tutta l’ammirazione dell’autore per il poeta inglese: Blake è un visionario che non ha bisogno di assumere droghe per percepire realtà magnifiche e significative, e che è in grado di esprimere con simboli letterari queste visioni. Huxley si rammarica di non appartenere a questa “specie mentale”, sottolineando fin da subito come il linguaggio verbale sia spesso un simbolo di seconda mano per descrivere sensazioni, sentimenti, intuiti e fantasie che sono, in realtà, incomunicabili. Posto che le parole hanno il loro limite, Huxley cerca di riportare nel saggio Le porte della percezione le proprie esperienze vissute sotto l’effetto della mescalina, il principio attivo del peyote (letteralmente “pane degli dei”) una pianta del Sud America utilizzata dalle popolazioni indigene nei rituali religiosi.

L’esperimento di Huxley con la mescalina è condotto con rigore quasi scientifico: seduto alla propria scrivania, Huxley assume quattro decimi di grammo di mescalina sciolta in mezzo bicchiere d’acqua, sotto l’occhio vigile della moglie e dello psicologo Humphrey Osmond, che registreranno ogni suo movimento. Il motivo che spinge lo scrittore ad assumere la mescalina è “la luce che essa può gettare su tali problemi antichi e insoluti, come il posto della mente nella natura e il rapporto tra cervello e coscienza”. L’obiettivo di Huxley è purificare le porte della percezione per vedere la vera realtà del mondo. In questo senso, la droga è un mero mezzo per un’analisi mistica ben più profonda. Come mai proprio la mescalina? Per la funzione che essa esercita sul nostro cervello. Secondo Huxley (e secondo molti altri prima di lui) il cervello è una sorta di filtro attivo 24/7 che condiziona la nostra percezione della realtà che ci circonda. Il cervello è proprio quella porta della percezione che deve essere purificata. La mescalina, inibendo l’assunzione di glucosio da parte del cervello, è in grado di arginare questa funzione filtrante In questo modo chi assume mescalina è finalmente libero di vedere la realtà per quella che è, dirigendo la propria attenzione verso ciò che è veramente importante, e non verso ciò che è sempre stato percepito come importante. L’esperimento è piuttosto semplice: il mescalinico Huxley viene esposto a vari stimoli, come musica e immagini, e la sua reazione viene osservata ed analizzata dallo psicologo Osmund. I risultati di questo esperimento sono un vero trip. Un mazzo di fiori non è più una semplice composizione piacevole all’occhio, ma una struggente esplosione di colori che rischia di sopraffare lo sguardo; i drappeggi delle vesti nelle sculture del Bernini non sono solo graziosi dettagli, ma diventano l’Istigkeit, l’essenza stessa delle cose. Il cambiamento più radicale nella mente di Huxley avviene nella la percezione di spazio e tempo, che cessa del tutto di avere importanza. Lo scrittore riporta: “In tempi normali l’occhio si interessa di problemi come Dove? A quale distanza? Qual è la posizione in relazione a che cosa? Nell’esperienza della mescalina le domande implicite alle quali l’occhio risponde sono di un altro ordine. […] Lo spazio era là, ma aveva cessato di predominare. La mente si interessava, soprattutto, non di misure e collocazioni, ma di essere e di significato. E con l’indifferenza per lo spazio venne una indifferenza ancora più completa per il tempo.”.

Con il passare delle ore, l’esperienza di Huxley sotto l’effetto della droga diventa sempre più intensa, tanto da accrescere in lui il timore di finire sopraffatto da una realtà più grande di quanto la mente sia abituata a percepire. Nonostante questa paura di “andare troppo oltre” nella rivelazione delle cose, Huxley afferma che la trascendenza dell’Io cosciente è una inclinazione principale dell’anima, un imperativo al quale uomini e donne non possono sottrarsi. Anzi, qualora essi non esercitino la trascendenza tramite mezzi efficaci (per esempio tramite pratiche mistico-religiose), sono costretti a ricorrere a piccoli e banali surrogati chimici, come l’alcool o l’oppio. Allora perché non utilizzare la mescalina, efficace ma non pericolosa, per questo scopo? L’invito alla droga di Huxley è sottile quanto subdolo. Siccome l’uomo cerca da sempre questa trascendenza, perché non consentirla tramite l’uso della droga meno dannosa possibile? La droga sarebbe appunto solo un mezzo per una crescita spirituale collettiva, necessaria per purificare le porte nelle quali la nostra percezione si incastra. Un punto di vista forse interessante, sicuramente molto psichedelico.

Ci sono cose conosciute e cose sconosciute, e in mezzo ci sono le Porte della Percezione.

Giulia Galimberti

 

Titolo | Le porte della percezione
Autore | Aldous Huxley
Anno | 1956
Editore | Mondadori
Collana | Oscar

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