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Vai ter copa!


 

Mondiali 2014, Brasile.
Un accostamento all’apparenza perfetto: la più importante e sentita competizione calcistica ospitata dal paese che più di tutti incarna lo spirito di questo sport e lo vive come passione aggregante.
Tuttavia qualcosa, almeno inizialmente, è andato storto e per dimostrarlo basta contare i milioni di brasiliani che da Giugno 2013 fino ad oggi sono scesi in piazza dando vita a vari movimenti, tra cui “Não vai ter copa”, non ci sarà nessuna coppa.

La coppa invece c’è eccome e i brasiliani faticano a trovare un compromesso tra l’amore per questo sport e le richieste di cambiamento avanzate al governo brasiliano.
Ricordo bene il clima che si respirava a San Paolo a giugno dello scorso anno, milioni di persone per strada unite nella richiesta forte e coraggiosa di cambiamento, non quello degli investimenti per gli stadi della Coppa del Mondo ma quello del miglioramento dell’istruzione, della salute pubblica, dell’assistenza sociale, del tentativo di colmare quella disparità sociale così lampante e lacerante che oggi rappresenta la piaga grande del gigante verde-amarelo.

Ho pensato per questo numero sul calcio in occasione dei mondiali brasiliani di cercare di capire meglio come i brasiliani stanno vivendo questo evento, se si siano o meno affievolite le istanze di cambiamento, se la passione per il pallone abbia avuto alla fine il sopravvento e se qualcosa in ogni caso cambierà in terra brasiliana. Per farlo ho pensato di domandare direttamente ad un’amica di San Paolo che, come tanti suoi connazionali, era scesa in piazza con me lo scorso anno.

Come i brasiliani stanno vivendo la Coppa del Mondo?

“Personalmente identifico tre momenti distinti rispetto alla reazione che il popolo brasiliano ha avuto per i Mondiali.
Il primo, quando venne annunciato che il Brasile avrebbe ospitato la Coppa del Mondo 2014. Fu un momento di euforia e felicità, d’altronde i brasiliani avrebbero avuto l’opportunità di sostenere da vicino la seleção che, per noi, rappresenta un forte elemento identificatore della nostra nazionalità.
Era il 2007 e si preannunciavano già alcune sfide relative alle infrastrutture delle città brasiliane, in particolare riguardanti gli stadi e gli aeroporti.
Il secondo momento ebbe inizio nel 2013 con l’ondata di proteste che presero piede in tutto lo stato brasiliano. Ad accompagnare un sentimento di insoddisfazione generalizzata giunsero le contraddizioni legate alle grandi opere in costruzione per i mondiali: corruzione, sprechi, opere non terminate. Nacque così un movimento contrario alla realizzazione della Coppa del Mondo in Brasile (“#nãovaitercopa”).
L’ euforia per i Mondiali diminuì e coloro che ancora si mostravano entusiasti per i Mondiali “in casa” venivano spesso criticati socialmente. È curioso osservare che a San Paolo, a meno di una settimana dall’inizio dei Mondiali, erano rare le decorazioni giallo-verde per la città, solo i centri commerciali (per evidenti scopi di profitto) erano tutti agghindati a festa. Nelle precedenti edizioni dei Mondiali realizzate in altri paesi, invece, San Paolo già mesi prima si trasformava in una città giallo-verde!
Il tutto è cambiato a due giorni dal debutto della nazionale brasiliana in campo. Sembra quasi che il popolo brasiliano abbia capito che non si deve vergognare di tifare per la Seleção e ancora meno di vivere un sentimento nazionalista e di attaccamento al paese. Siamo riusciti a distinguere da una parte le atrocità compiute dalla politica e dall’altra l’evento mondiale che si sta svolgendo. È stato molto chiaro durante la partita inaugurale del 12/06: il pubblico che ha continuato a cantare l’inno brasiliano dopo il “taglio” della musica ordinato dalla FIFA è stato lo stesso che ha criticato Dilma Rousseff. Senza entrare nel merito di tali critiche, ciò che è certo è che il popolo ha dimostrato di aver compreso che il fatto di essere lì per sostenere e tifare la propria squadra non significasse aver dimenticato le preoccupazioni politiche che hanno accompagnato questa Coppa del Mondo.”

Cosa ne pensi delle proteste?

Le proteste sorte nel 2013, a parer mio, sono state un evento positivo perché hanno dimostrato ai governanti che il popolo non sarebbe rimasto inerte di fronte agli abusi commessi. Le proteste cominciarono con una rivendicazione precisa relativa all’aumento dei prezzi del trasporto pubblico ma si trasformò ben presto in una richiesta molto più vaga e, di conseguenza, vuota. Nelle manifestazioni si chiedeva, allo stesso tempo, un miglioramento dei trasporti, della salute pubblica, dell’educazione, l’aumento dei salari dei professori e si criticavano i Mondiali. Non c’era un obiettivo definito e questo ha reso la protesta un po’ sterile. L’unica rivendicazione che è stata soddisfatta fu quella iniziale: la tariffa dei trasporti pubblici non aumentò.
Nel 2014 le manifestazioni sono continuate ma, in questo caso, più sotto le vesti di scioperi. Molti settori del servizio pubblico, forti della visibilità come conseguenza dei Mondiali, hanno dichiarato scioperi su scioperi per rivendicare l’aumento dei salari e altri diritti, sapendo di poter contare su una forza tale da mettere il governo in forte difficoltà. La settimana scorsa San Paolo è stata un caos tra scioperi dei trasporti pubblici, dei poliziotti…come ricevere i milioni di turisti attesi in quelle condizioni?
Sono stati fatti rapidi accordi con i sindacati, alcune manifestazioni represse con la forza e altre situazioni risolte per via giudiziale. La questione è che si è cercata una tregua in vista della Coppa, “addormentando” nuovamente il gigante verde-giallo senza tuttavia apportare alcuna soluzione ai problemi.”

Il Brasile era pronto per accogliere i Mondiali? Ne aveva davvero bisogno?

“Sicuramente non era il momento adeguato per ospitare i mondiali qui in Brasile. L’euforia per i Mondiali “in casa” non è riuscita a compensare le conseguenze strutturali e finanziarie che ne sono derivate. Milioni di reais sono stati investiti (o destinate alla tasche dei politici corrotti) per la costruzioni di grandi opere che verranno utilizzate solo in minima parte dopo la Coppa del Mondo. In un paese che ancora soffre per la mancanza di investimenti nell’educazione, nella salute e in innumerevoli problemi sociali, destinare così tanto denaro nella preparazione dei Mondiali è, senza dubbio, una grande contraddizione.”

Contraddizione sì, ma anche momento di festa e manifestazione della bellezza di un paese che, nonostante le mille problematiche, corre veloce ed ha ritrovato consapevolezza di sé. E allora sì, VAI TER COPA!

Paola Galli e Patricia Deluca

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