Sound

1996


 

Maersk Dubai era il nome di una nave che a più riprese è stata nel 1996 al centro di un caso internazionale, una discussione che oscillò tra i diritti dell’uomo e le leggi dei paesi: scoperti dall’equipaggio di bordo, tre emigranti romeni furono buttati a mare, un quarto fu salvato dalla pietà di un mozzo e nascosto in un container fino all’approdo in acque americane.

Abituati come siamo (o come ci hanno) a certi topoi da seguire all’interno della letteratura musicale, non può che sorprendere ritrovare, all’interno di un solo album, una commistione di saghe dei naviganti, amore passionale e per il creato e l’infinita epopea della migrazione. Quest’album è The wake of Magellan della band prog-metal americana dei Savatage, scritto nel 1997. Il 1997, l’anno dopo del caso della Maersk Dubai, ma anche dell’assassinio da parte di un commando di narcos della giornalista d’inchiesta Veronica Guerin, rea di essersi addentrata troppo a fondo nei gangli della produzione e dello spaccio di eroina. E’ da questi episodi di cronaca che l’impianto narrativo del disco prende le mosse, facendogli rappresentare la linea delle z di una trama assolutamente tridimensionale: il piano cartesiano della storia è infatti occupato dalla vita di un vecchio marinaio, presunto discendente di Magellano, che non vede altra soluzione per il suo sogno d’amore infranto che rimettere al mare, suo unico compagno, la propria vita.

Le 13 tracce del disco scandiscono il tempo del suo naufragio come un tempo avrebbero fatto gli accenti della metrica greca: The ocean ne è degno preludio, una traccia di piano arpeggiata e il rumore delle onde che portano in mezzo all’oceano del racconto l’ascoltatore, che in Welcome riceve il proprio benvenuto. Turns to me è una vera e propria suite di sei minuti, che accompagna il ricordo agrodolce dell’amore del novello Magellano con ritmiche sempre diverse, interludi da power ballad e assoli pieni di lirismo, e non potrebbe avere soluzione più logica Morning sun, la traccia successiva, come la mattina e la luce vengono dopo un sonno tormentato. Solare come il suo nome, questo brano ha il comune denominatore delle passioni tranquille e sicure, come la solidità della linea vocale e l’impazienza per la nuova avventura espressa dal refrain. Another way è tutto un riff che farebbe invidia anche ai migliori Led Zeppelin, e la trama delle chitarre sballotta e poi solleva il marinaio verso la sua decisione definitiva, nella quiete del finale ad libitum. I tre brani successivi (Blackjack Guillotine, Paragons of innocence e l’esplicita dedica a Veronica Guerin di Complaint in the system) sono altrettanti giorni di navigazione verso Underture, che è lo strumentalissimo ‘sogno di Lucia’ del disco: al risveglio di The wake of Magellan, tra continui cambiamenti di accento del rullante e l’infinito canone di cori finale, il Magellano pronto all’atto estremo scorge un naufrago all’orizzonte. E’ l’epifania della sua storia, la finale trasformazione da migrante della vita a migrante per la vita, dalla quale non vuole più staccarsi ma anzi approdarvi come a un porto sicuro. La pregevolissima ballata Anymore, la strumentale The storm e la conclusiva orchestrazione di The hours glass sono le battute finali di un’opera d’arte che né nella forma (magistrale il lavoro compositivo del leader della band John Oliva, che riesce a plasmare un’opera rock con un lirismo che mancava dai tempi di Jesus Christ Superstar) né nel contenuto sfigurerebbe al paragone con il poema del viaggiatore di Omero.

In passato qualche psicologo ha postulato l’esistenza di un fenomeno chiamato ‘complesso del migrante’, per cui l’arrivo in un nuovo paese muterebbe la forma mentis di chi vi arriva. In The wake of Magellan è il viaggio stesso a cambiare il proprio protagonista, che all’interno della tempesta, metafora del trauma di chi è costretto a cambiare stato (e qui, a cambiare, è lo stato ultimo dell’essere vivi) alla ricerca della pace, approda alla terraferma della consapevolezza. Come il clandestino sopravvissuto della Maersk Dubai. Come Veronica che sceglie di morire perchè altri possano vivere meglio. Come l’ascoltatore di quella meraviglia che è questo disco, che alla diaspora delle intenzioni e dei sentimenti di chi si perde concede l’unitaria bellezza della vita. Di chi si ritrova.

Lorenzo Biagiarelli

 

Savatage, The Wake of Magellan, USA 1997/1998

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